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17 APRILE 2016: GRIDA IL TUO NO CON UN SI

Il 17 aprile noi cittadini italiani abbiamo un appuntamento importante. Siamo chiamati a dire la nostra, tramite referendum, sulle trivellazioni marittime.

Quanto ne sappiamo in realtà? E’ più che evidente il tentativo di fare passare in sordina questo evento da parte di tutti i media. Eppure è importantissimo non boicottare questo referendum, ecco perché RadioVeg.it ne vuole parlare con Marco Affronte, ricercatore e divulgatore scientifico, laureato in Scienze Naturali, parlamentare europeo del M5S, membro della commissione per l’ambiente: ci sembra la persona più competente per chiarirci un po’ le idee.

Marco, per chi avesse un po’ di confusione in testa, di cosa stiamo parlando?

I quesiti referendari, voluti da una decina di regioni, erano inizialmente sei. Ma, cambiando leggermente i testi degli articoli da modificare, le richieste vengono automaticamente fatte cadere. E così è stato, con le modifiche inserite in Finanziaria, lasciandone sopravvivere solo uno.

Stiamo comunque parlando del primo passo necessario a vietare le trivellazioni alla ricerca di idrocarburi nei fondali marini. Dico “primo” passo perché anche un'eventuale vittoria del SI, che ci auguriamo, non sarà purtroppo sufficiente a fermare le trivelle ma sarebbe una prima vittoria. Il quesito che ci troveremo a votare chiederà infatti di impedire che le concessioni di estrazione siano prolungate automaticamente fino ad esaurimento del giacimento, ma vengano interrotte alla scadenza contrattuale. E varrà solo per le trivelle entro le 12 miglia marine della costa.

La data è il 17 aprile, qualcuno si chiede come mai non sia stata scelta la data delle amministrative di giugno che vedranno coinvolte parecchie città; significherebbe avere sicuramente più afflusso alle urne. E’ un chiaro intento di fare di tutto affinché l’esito sia nullo o ci sono delle leggi specifiche che non autorizzano la concomitanza delle elezioni con un referendum?

E' smaccatamente un tentativo di fare fallire il referendum. Questo Governo le sta provando tutte per favorire le industrie petrolifere. Non ci sono leggi che impediscano la concomitanza di referendum ed elezioni amministrative, ma è vero che sarebbe servita una legge ad hoc. Una cosa che non avrebbe impegnato il Parlamento per più di un quarto d'ora, comunque. E' mancata la volontà di farlo, tutto il resto sono pretesti. E il peccato è doppio, perché raddoppiare le consultazioni ci costa la bellezza di 300 milioni di euro, ci dicono. Ci rendiamo conto dello spreco? Questo Governo ha paura dell'espressione democratica delle persone. Ce l'ha sin dalla sua formazione, visto che non è uscito dalle urne...

Perché allora si appellano al decreto 98 del 2011 per sostenere che non è possibile fare un referendum in concomitanza con le amministrative?

Quel decreto era la Finanziaria, e allora si formulò - per risparmiare - un articolo che imponeva che le elezioni fossero fatte in un unico election day, ma rimaneva fuori la parola referendum. Quindi è come se in referendum non fossero abbinabili.  Si può fare una legge, ma hanno scelto di non farla. Leggere qui.

Gli impianti di trivellazione esistono già? Che aree marittime coinvolgono queste trivelle?

Naturalmente, gli impianti di trivellazione sono presenti da decenni in tutti i nostri mari. Attualmente l'Adriatico è più perlustrato del Tirreno, ma gli impianti sono un po' ovunque, e sono poco più di 200, fra tutte le concessioni che esistono. Una “concessione” è un'area di fondale marino nel quale viene appunto concesso di sondare e poi – eventualmente – trivellare alla ricerca di idrocarburi. Da noi si estrae principalmente gas, perché di petrolio sotto il nostro mare ce n'è pochissimo. Però al largo dell’Abuzzo si trivella già anche il petrolio, e le nuove concessioni di cui si è tanto parlato, per esempio in Croazia (ma anche alle Tremiti), riguardano il petrolio. La cosa assurda è che tutte le stime dicono che il  petrolio sotto l'Adriatico  sarebbe sufficiente per un paio d'anni. Mettiamo a rischio un ambiente delicato e importantissimo per una risorsa scarsa e di bassa qualità, a caccia solo di incentivi governativi e vantaggi fiscali.

Lei conosce tutti i delicati equilibri che governano il mondo naturale, ci fa un quadro generale sui danni che arrecano queste trivelle?

Bisogna distinguere tre fasi nella vita di una “trivella”, cioè una piattaforma petrolifera. C'è la fase della “prospezione”, in cui cioè si indaga per valutare se, sotto, possa esserci un giacimento. In questa fase le perforazioni sono piccole, ma spesso si usa uno strumento, detto AirGun, che consiste in uno “sparo” di aria violentissimo, che permette di rilevare, col ritorno delle onde, la risposta del sottosuolo. Purtroppo tale vibrazione, fortissima e ripetuta migliaia di volte, disorienta mammiferi e animali marini, interferendo coi loro sistemi di orientamento o semplicemente spaventandoli.

Poi c'è la fase dell'estrazione vera e propria. Ogni volta sentiamo il Governo e gli “esperti” dire che si farà tutto in “massima sicurezza”. Ma questa sicurezza, anche ammesso non avvengano incidenti, non esiste per l'ambiente. Perché la trivellazione è un'attività “sporca” per definizione. Si perdono sempre e comunque sostanze nocive in acqua, che ne alterano la composizione chimica. E l'Adriatico, in particolare, è un mare chiuso lento nel ripulirsi. Abbiamo poi fatto un accesso agli atti europeo per avere dei dati, veri, sugli incidenti. E cos'abbiamo scoperto? Che un impianto di estrazione di idrocarburi in Italia è il 1.200% più pericoloso che in Algeria, in ex-Jugoslavia, in Turchia, in Tunisia, in Libia o in Marocco…. il 300% più pericoloso che in Francia, in Spagna, in Grecia o a Malta. Abbiamo collezionato 1.300 incidenti negli ultimi 20 anni. Non male, eh? E abbiamo anche verificato che, per tutti, c'è una correlazione diretta fra aumento delle estrazioni e aumento degli incidenti. Cliccare QUI  per approfondimenti.

Infine c'è la dismissione della piattaforma. Si tratta di mostri di grosse dimensioni, che devono essere smantellati, portati a riva e smaltiti. Non è facile nemmeno questa fase.

Si sa già la domanda specifica che chi si recherà alle urne troverà scritto sulla scheda?

Come detto, si chiede al cittadino se voglia che i pozzi entro le 12 miglia dalla costa siano chiusi alla scadenza della concessione, e non – come ora – automaticamente prorogati sino all'esaurimento del giacimento. La formulazione specifica al momento non la conosco.

Cosa succederebbe se vincessero i SI e cosa se vincessero i NO?

La vittoria dei sì avrebbe solo impatti positivi. I “fan” delle trivelle continuano a predire un cataclisma in termini di perdita di posti di lavoro. Questo scenario è così credibile che non sanno nemmeno di quanti occupati si sta parlando... In Emilia-Romagna i nostri Consiglieri Regionali hanno chiesto all'Assessore, che ha risposto con due numeri diversi. Che sono diversi dalle cifre fornite dai Sindacati, e diversi ancora da altre stime. CLICCA QUI qui per approfondiment.

Si tratta di un bieco ricatto occupazionale. Che non ha ragion d'essere per vari motivi. Prima di tutto: le trivelle non chiuderanno dalla sera alla mattina. Inoltre, si tratta solo di quelle più vicine alla costa. E poi, non dimentichiamo che negli Stati Uniti i lavoratori nei settori dell'economia Green hanno superato quelli dell'Oil&Gas. La vittoria del SI sarebbe un primo passo verso l'idea di un cambiamento nel nostro approvvigionamento energetico.

D'altro canto la vittoria del NO mi pare davvero improbabile. Purtroppo temo molto di più l'astensione che, come detto, potrebbe essere figlia di una pessima campagna informativa.

Grazie Marco per il suo prezioso chiarimento, a questo punto che ognuno voti secondo la sua coscienza, noi di RadioVeg.it non abbiamo dubbi, la nostra croce cadrà sul SI...  e non certo casualmente!

Grazie a voi per l'informazione che fate.

Milano, 03/3/2015 - G.C.

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