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C'E' DA FIDARSI DI TRIPADVISOR?

Quanti di noi, prima che nascessero i veg-advisor, si sono affidati a TripAdvisor per scegliere il risotrante giusto dove andare? Chissà a quante fandonie abbiamo creduto! Abbiamo trovato su www.italiaatavola.net una storia davvero ignobile raccontata da Silvia Voltolini, una dei titolari del ristorante vegano Ratatouille di Torino, che da anni si scontra proprio con il sistema TripAdvisor.

Ratatouille è stata la  prima pasticceria completamente vegana d’Italia, ma è anche ristorante, take-away, biomarket, forniture per gruppi d’acquisto, catering, scuola di cucina, vendita online con consegne a domicilio. Tutto vegan, sostenibile, etico, biologico, di stagione, quanto più possibile a km 0 e prodotto in proprio. Come è successo a tanti altri esercizi, non solo vegani, anche Ratatouille nel tempo ha subito sia critiche che apprezzamenti ed è stato inevitabile per il locale ricevere recensioni anonime mai sottoposte a controlli di veridicità.

Il racconto che fa Silvia Voltolini è inquietante. Per gli innumerevoli servizi che offre Ratatouille nei suoi 350 mq, il locale serve e soddisfa un’ampia clientela, ma il rovescio della medaglia è che c'è anche un nutrito numero di persone che lo boicotta e discrimina in quanto vegan. L’utenza che si approccia al Ratatouille è molto spesso piena di preconcetti che vogliono confermare, al locale arrivano, oltre che a vegani e vegetariani, anche onnivori e persone con le più svariate allergie e intolleranze. Sono molto spesso sospettosi e prevenuti, insomma un’utenza difficile e innumerevoli sono le possibilità di “scontro” con il cliente.

L'esperienza avuta con TripAdvisor ha convinto i titolari che trascende troppo spesso dall’opinione personale e sfocia in vere e proprie occasioni di vendetta, sfogo fine a sé stesso da parte del cliente di turno, che non accetta un “no” come risposta. 
Al Ratatouille si sono resi conto che un gruppo di persone in mala fede si è organizzato per boicottarli e quando hanno iniziato a notare recensioni cattive, molto pesanti e aggressive hanno chiesto a TripAdvisor di toglierle, ma, ovviamente, secondo il regolamento del portale erano critiche lecite. Peccato che fossero palesemente false infatti i titolari non hanno contatto diretto con il pubblico eppure i recensori contestavano la loro specifica maleducazione.

Pur avendo cambiato l'assetto societario, TripAdvisor non ha acconsentito a modificare la descrizione, in cambio, però, è molto sollecito a inviare costantemente ai titolari del Ratatouille offerte per pacchetti di recensioni positive, nonché proposte di “pulizia” dalle critiche negative a “soli” 150 euro e questo sempre dopo nuove ondate di pareri negativi sulla base di esperienze inventate di sana pianta, come quella della persona che ha dichiarato, in una recensione, di essere andato una sera e di avere ordinato un menu che il locale non ha mai avuto e che si sentiva deriso da camerieri maleducati che lo fissavano perché aveva capelli lunghi e tatuaggi. Pur avendo fatto notare a TripAdvisor che nel locale lo staff è tutto femminile, che non sono aperti la sera e che non hanno mai servito il menu indicato dal finto cliente, il portale non ha tolto la recensione. 

La storia si spinge fino a che i titolari del Ratatouille raccontano che addirittura dei fornitori propongono loro buone recensioni in cambio di ordini più grossi, e la clientela la usa sempre più come minaccia nel caso in cui non si faccia loro lo sconto desiderato. 

Silvia e Fabrizio sono decisamente stufi e amareggiati soprattutto quando vedono che qualche collega si è piegato a questo sistema investendo nell'acquisto di recensioni perché "è il nuovo modo di farsi pubblicità... è il nuovo volantinaggio!"

Alla luce di quanto sopra la coppia ha deciso di spendere i soldi che "dovrebbero dare a TripAdvisor" per unirsi ad una class action che nella quale da anni Italia a Tavola si sta impegnando per combattere il meccanismo distorto che genera false recensioni e classifiche truccate, diffamando i ristoratori onesti e promuovendo al contrario quelli più votati all’inganno. La campagna si chiama  #NoTripAdvisor, ed è stata ideata da Italia a Tavola per mettere un freno alle opinioni false e all’anonimato sul web.

Visto gli attacchi che ultimamente sta subendo il mondo veg, converrebbe aderire.

Per maggiori informazioni cliccare QUI.

Milano, 24/08/2016 - GC

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