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LATTE SI VS LATTE NO

Se ne parla spesso, ma ancora troppo poco. Latte si o latte no?

Come viene riportato su laportadira.com, il British Medical Journal ha pubblicato già nel 2014 un interessante articolo sui “danni da latte”.

Si parla di latte vaccino, ovviamente, in quanto una cosa è il latte materno, vero e unico nutrimento basilare per il sano e corretto sviluppo del neonato d’uomo, e un’altra è il latte di vaccino magari di un animale ingravidata artificialmente e costretta a sfornare in continuazione vitelli su vitelli in fatiscenti allevamenti intensivi dove viene pure bombardata di ormoni e antibiotici.

A parte gli ormoni addizionati, c’è da ricordare che già in natura il latte vaccino contiene livelli spropositati di ormoni della crescita in quanto madre natura l’ha creato per far crescere molto velocemente il vitello. Mentre un neonato in sei mesi raggiunge il peso di circa 7/8 kg, nello stesso periodo il vitello ne raggiunge oltre 300 kg!

Una eccessiva introduzione di questi ormoni, e non solo estrogeni, tende a squilibrare la funzionalità delle ghiandole endocrine e tutto il delicatissimo asse ormonale umano come ipofisi, tiroide, seni, ovaie, testicoli, prostata, ecc.

L’articolo a cui si fa riferimento è stato pubblicato sul British Medical Journal  il 28 ottobre del 2014 e riporta gli esiti di uno studio scientifico effettuato dall’università svedese di Uppsala.

L’obiettivo dei ricercatori era quello di esaminare se l’alto consumo di latte fosse associato alla mortalità e alle fratture negli adulti, la ricerca è stata fatta in tre contee della Svezia centrale e le informazioni sono state raccolte nel corso di due decenni. La conclusione è stata lampante, ma presa comunque con le dovute precauzioni. Dalla comparazione dei dati infatti, i ricercatori hanno scoperto che non solo non vi è stata alcuna riduzione delle fratture ossee nelle persone che hanno consumato latte, ma addirittura nelle donne il consumo stesso di latte è stato associato ad una maggiore probabilità di subire una frattura, senza contare il fatto che le persone che hanno bevuto tre bicchieri o più di latte al giorno avevano il doppio delle probabilità di morire prima di chi ne aveva consumato meno di uno.

E’ stato l’autore stesso dello studio, il professor Karl Michaelsson, a spiegare come i loro risultati potessero mettere in dubbio la validità di raccomandare un consumo elevato di latte per prevenire le fratture da fragilità in quanto tutto sta a dimostrare che ingerire molto latte non equivale ad un minor rischio di frattura, ma, al contrario e può addirittura essere associato ad un più alto tasso di decessi.

La domanda sul perché e come il latte influenza il nostro corpo è ovviamente dovuta e la risposta è molto semplice e sta nel fatto che il latte ha, ovviamente, un elevato contenuto di lattosio, ovverosia lo zucchero del latte, che crea un ambiente acidificante. A livello intestinale il lattosio viene degradato ad acido lattico che in tale ambiente provoca un aumento di infiammazioni e stress ossidativo. Condizioni, queste, alla base di un maggior rischio di mortalità e, paradossalmente, di fratture ossee.
Nella medesima ricerca tale associazione di rischio è stata rilevata anche con l’assunzione dei latticini in generale, ma in questo caso sono andati coi piedi ancor più di piombo per non cozzare esageratamente con gli enormi interessi economici che vedono coinvolte le industrie casearie e che sono alla base di diniego e tentativo di affossamento di qualsiasi studio che giunga alla conclusione che è opportuno prediligere una dieta priva di latte e latticini soprattutto nelle donne in menopausa, ma questo è un argomento, forse ancora più ampio, che sarà oggetto di un articolo a parte.

 

Per leggere tutto l’articolo su http://www.laportadira.com/ cliccare QUI 

Per leggere gli esiti della ricerca in lingua sul British Medical Journal cliccare  QUI 

 

Milano, 14/5/2016 - GC

 

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