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UN CASO CHE NON ESISTE

Appena c'è un'occasione per attaccare la filosofia vegana ecco che i media non se la fanno scappare. L'ultima vicenda arriva da un normalissimo annuncio di lavoro proposto dalla LAV, Lega Antivivisezione Italiana. L'offerta riguarda uno stage retribuito, sei mesi per svolgere un ruolo nell'ufficio dei rapporti istutuzionali. Nel bando l'elenco consueto di caratteristiche del candidato/a, ovvero titolo di studio, conoscenza delle lingue, competenze, capacità organizzative ecc. E poi alla fine, questa nota: "Costituisce titolo preferenziale la scelta vegana".

Apriti cielo. Ecco cosa scrive ad esempio Repubblica: " Ma cosa gliene importa a un datore di lavoro cosa mangio, si sono domandati in molti. E' come se chiedessero il colore della pelle o il partito preferito. Alla faccia del sacrosanto articolo 8 della Statuto dei lavoratori che sancisce, per il datore di lavoro, il divieto di fare indagini su opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, e anche, e qui sarebbe il nostro caso, impicciarsi su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionale."

Vedete come le cose già si trasformano? Dal "costituisce titolo preferenziale" del bando, siamo già arrivati a "fare indagini su opinioni politiche...". Noi appoggiamo in pieno la scelta della LAV: si tratta di coerenza, di logica, ma anche di un aspetto che crea già in partenza una profonda affinità con un lavoro che si intende svolgere.

Ha spiegato il presidente della Lav, sempre interpellato da Repubblica: "Non vedo proprio nessuna discriminazione o offesa ai diritti dei lavoratori, piuttosto il nostro annuncio rispetta in pieno la nostra filosofia del rispetto globale dei diritti degli animali, del resto non è certo la prima volta che nei nostri annunci chiediamo in via preferenziale la scelta vegana. E' dalla metà degli anni '90 che è una delle caratteristiche del nostro lavoro a favore dei diritti degli animali, è una delle gambe forti su cui poggia la nostra associazione. Essere vegani non è un titolo per iscriversi alla nostra associazione ma lo diventa automaticamente per poterla rappresentare. No, non tutti i nostri dipendenti sono anti-prodotti animali, ma quelli che devono parlare con le istituzioni, devono convincere che è la scelta alimentare più giusta, equa ed ecosostenibile - e questo ad esempio è il caso della mansione che sarà richiesta allo stagista che cerchiamo - lo devono essere. Ne siamo tutti convinti". Felicetti garantisce però un' equità sui requisiti: "L'essere vegano diventa titolo preferenziale solo a parità di capacità del possibile candidato, una sorta di attaccamento ai colori sociali. Insomma, se il vegano è un somaro non è che lo prendiamo solo per spirito di squadra, propenderemo per l'onnivoro". 

Un caso che non esiste, insomma. Ma che serve a far passare i vegani per persone strane. Sì, forse siamo strani, ma solo perchè abbiamo a cuore la vita di tutti gli esseri senzienti che vivono su questa terra.

RV/set17

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